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Gli Ark sono semplicemente uno dei pochi veri supergruppi degli ultimi 10 anni: una serie di musicisti dal passato illustre capaci pero' di funzionare realmente come una vera band, devota al verbo di una musica sincera e senza barriere. Li avevamo lasciati con un debut album autointitolato di gran valore, li ritroviamo ora maturati e capaci di sfornare un disco fantastico, in un sound che (per la varieta' e la complessita' delle influenze) sarebbe limitativo presentare come "metal progressive". Ai "vecchi" Tore Østby (chitarra: gia' con i Conception), Jorn Lande (voce: in passato con The Snakes, Mundanus Imperium, Millennium e attualmente impegnato nei concerti di Malmsteen) e John Macaluso (noto per la sua militanza dietro le pelli nei TNT e con il gia' citato Yngwie) si sono ora aggiunti, a completare un organico a dir poco perfetto, il tastierista Mats Oulasson (anche lui alla corte di Malmsteen) e il bassista Randy Coven (Steve Morse, Steve Vai). Detto questo, l'ultima cosa che dovete aspettarvi e' un disco di tecnicismo gratuito e fine a se stesso: negli Ark non c'e' una sola nota fuori posto, e tutto e' messo al servizio di un feeling incredibile, che alterna in grandeur atmosfere cupe e sofferte ad altre solari e vitali, per costruzioni compositive complesse e varie nel loro incorporare elementi disparati (metal, prog, hard rock, blues, ritmi latini ed altro ancora), ma sempre estremamente musicali e mai autoindulgenti. E' comunque impossibile non rimarcare la prova dei singoli, con Lande oramai pronto ad affrancarsi dall'ombra del suo nume David Coverdale e capace di creare linee vocali letteralmente in grado di devastarti l'anima; con Østby chitarrista dal feeling eccezionale e dalla grande perizia tecnica; con Macaluso capace di costruire patterns ritmici sempre avvincenti e con i "nuovi" che per ora sembrano quasi quasi limitarsi al ruolo di comprimari, senza pero' deludere o snaturare il sound della band (e meno male, dato che temevo tentazioni neoclassiche da parte del tastierista!). Su tutto, le canzoni degli Ark, capolavori di emozione e calore che rispondono ai titoli di 'Heal The Waters' (brillante e complessa opener), 'Torn' (sentite quello che combina il cantante!), 'Burn The Sun', 'Resurrection' (meravigliosa nel suo mischiare pesantezza rock e una solarita' quasi mediterranea), o 'Missing You' (toccante ballad che sembra voler citare l'aria lirica de 'I Pagliacci'). 'Burn The Sun': un disco superbo di grande metal intelligente. Fatelo vostro! Daniele Purrone |
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